Non so se vi e’ mai capitato di passare in metropolitana ad orari piu’ assurdi che strani, oppure semplicemnte piu’ tardi del solito. A Milano non ci sono grosse stazioni di interscambio, ma quelle grosse sono degli imperi nel sottosuolo e, una almeno, anche all’aperto. Cascina Gobba e’ al limite del confine cittadino e per tutto il giorno ospita gente che prende li’ la metro, che va in ospedale (il S. Raffaele e’ a quattro passi) o che deve semplicemente cambiare convoglio per spostarsi da un ramo all’altro della linea. Insomma e’ qualche giorno che passo di li’ un po’ tardino la sera e tutti i giorni mi meraviglio sempre di piu’ della gente che c’e’. Lavoratori quasi tutti, studenti che tornano a casa, operai che hanno finito il secondo turno, manager di alta finanza, dipendenti dell’ATM (l’azienda di trasporti milanese) chmi guardano storto quando accendo l’ennesima sigaretta nell’attesa eterno di un treno che non arriva mai. L’essere simbolo di confine per la Gobba e’ parte costituente della sua natura, cioe’ e’ confine vero, tra la citta’ e quello che sta fuori da essa, tra l’italia e l’est europa. Ogni sabato nel piazzale dietro quello che sta tra la stazione e la tangenziale est si radunano tutti gli slavi di Milano e dintorni. Decine di camioncini che arrivano dall’Ucraina principalmente, ma anche dalla Romania e dalle repubbliche balcaniche che portano giornali, dischi, cibo da i paesi d’origine e riportano alle famiglie dei migranti in Italia soldi e lettere. Caronti indefessi e onesti che attraversano il lete delle alpi a bordo di imbarcazioni su quattro ruote e motore diesel. Se vi capita, passateci da questo mercato, con un vostro amico che sa almeno il russo, rischiereste di non capire un accidente e se un po’ vi spaventa (e vi credo), passate soltanto da cascina Gobba quando il giorno lascia il passo alla notte, che fa paura anche quello.
Fear of the south
ottobre 25, 2008 di mellob